Come stanno cambiando le esigenze degli Istituti di Vigilanza? E quale ruolo avranno integrazione, automazione e intelligenza artificiale nell’evoluzione delle centrali operative?
Ne abbiamo parlato con Roberto Batino, commerciale Urmet ATE per il Centro Sud Italia, che ogni giorno si confronta direttamente con gli Istituti di Vigilanza e con le loro esigenze operative.
Dal tuo osservatorio sul territorio, come sono cambiate negli ultimi anni le richieste degli Istituti di Vigilanza? Nel Centro Sud Italia rilevi esigenze o dinamiche specifiche rispetto al resto del mercato nazionale?
Negli ultimi anni ho notato che le richieste degli Istituti di Vigilanza del Centro Sud Italia sono sostanzialmente in linea con quelle del resto del Paese.
C’è una crescente attenzione verso tecnologie e piattaforme innovative che permettano di migliorare l’efficienza operativa delle centrali, semplificare la gestione quotidiana e offrire servizi sempre più qualificati ai clienti finali.
Oggi gli Istituti cercano soluzioni integrate, in grado di centralizzare allarmi, video e informazioni in un’unica piattaforma, così da ottimizzare il lavoro degli operatori e aumentare il valore del servizio offerto.
Intelligenza artificiale e automazione stanno entrando sempre di più nell’offerta per la vigilanza. Come vengono percepite dagli Istituti: con curiosità, necessità o ancora con qualche resistenza?
Oggi gli Istituti di Vigilanza guardano all’intelligenza artificiale con sempre maggiore interesse e curiosità, soprattutto quando questa riesce a portare benefici concreti all’attività quotidiana delle centrali operative.
Negli ultimi anni ho visto gli Istituti di Vigilanza orientarsi sempre più verso tecnologie e piattaforme unificate, capaci di semplificare il lavoro degli operatori di centrale e rendere più efficiente la gestione degli eventi. L’obiettivo non è solo lavorare meglio all’interno della centrale, ma anche offrire al cliente finale servizi più evoluti, affidabili e in linea con le nuove esigenze di sicurezza.
In questo scenario, l’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più importante. Non viene più vista come una tecnologia del futuro, ma come uno strumento concreto che può aiutare gli operatori nella gestione quotidiana delle attività.
Un esempio è il nostro software Nexty. Fin dal lancio ha suscitato grande interesse perché risponde a un’esigenza reale delle centrali operative: supportare gli operatori nei momenti di maggiore pressione, quando arrivano contemporaneamente numerose segnalazioni e allarmi.
È importante sottolineare che Nexty non nasce per sostituire l’operatore, ma per affiancarlo. L’obiettivo è fornirgli un supporto intelligente che lo aiuti a prendere decisioni più rapide e consapevoli, riducendo il rischio di errore e migliorando i tempi di gestione degli eventi.
Credo che il futuro del settore vada proprio in questa direzione: utilizzare l’intelligenza artificiale per rendere le centrali operative più efficienti e aiutare gli Istituti di Vigilanza a offrire un servizio sempre più qualificato. Con Nexty abbiamo voluto trasformare l’AI in qualcosa di pratico e immediatamente utile, mettendo a disposizione degli operatori uno strumento che li supporti concretamente nel loro lavoro quotidiano.
È cambiato anche il rapporto tra Istituto di Vigilanza e fornitore tecnologico? Oggi cosa si aspettano i clienti oltre al prodotto o al software?
Il rapporto tra Istituto di Vigilanza e fornitore tecnologico è cambiato profondamente rispetto a trent’anni fa. Oggi i clienti non cercano solo un prodotto o un software, ma un partner tecnologico affidabile, capace di supportarli nel tempo. Oltre alla qualità delle soluzioni, gli Istituti di Vigilanza si aspettano assistenza rapida, consulenza e un supporto costante. Nella mia esperienza, spesso una telefonata vale più di tante e-mail: permette di comprendere subito le esigenze del cliente, sia tecniche che commerciali, e di trovare rapidamente la soluzione più adatta. Il vero valore aggiunto oggi non è soltanto la tecnologia, ma la capacità di offrire competenza, disponibilità e un rapporto di fiducia duraturo. È questo che gli Istituti di Vigilanza cercano sempre di più nei propri partner tecnologici.
Guardando ai prossimi due o tre anni, quale pensi sarà la richiesta destinata a incidere maggiormente sull’evoluzione delle centrali operative?
Guardando ai prossimi due o tre anni, credo che la richiesta destinata a incidere maggiormente sull’evoluzione delle centrali operative sarà quella di disporre di soluzioni sempre più integrate, intelligenti e orientate a semplificare il lavoro degli operatori. In Urmet ATE abbiamo intrapreso questa direzione già da diversi anni con il nostro ecosistema Ateargo Next, una piattaforma in grado di unificare la gestione di allarmi, video e sistemi antintrusione, anche di brand differenti, all’interno di un’unica interfaccia.
Abbiamo inoltre introdotto funzionalità di videoanalisi intelligente e, più recentemente, le potenzialità dell’intelligenza artificiale attraverso il nostro software Nexty, con l’obiettivo di automatizzare i processi, supportare gli operatori nelle attività quotidiane e migliorare l’efficienza delle centrali operative.
Credo che questa sarà la direzione del mercato nei prossimi anni: piattaforme sempre più integrate e intelligenti, capaci di centralizzare la gestione dei diversi sistemi presenti presso il cliente, automatizzare i processi e supportare gli operatori nelle decisioni quotidiane. L’obiettivo sarà aumentare l’efficienza delle centrali operative e consentire agli Istituti di Vigilanza di offrire servizi sempre più evoluti e ad alto valore aggiunto.
Se dovessi descrivere in tre parole la centrale operativa che gli Istituti stanno cercando di costruire oggi, quali sceglieresti?
Innovazione, integrazione ed efficienza.
Le tre parole scelte da Roberto Batino sintetizzano bene una trasformazione già in corso.
L’innovazione tecnologica acquista valore quando risponde a esigenze operative concrete. L’integrazione permette di riunire sistemi, dati e informazioni all’interno di un unico ambiente di lavoro. L’efficienza è il risultato: meno complessità per gli operatori, maggiore rapidità nella gestione degli eventi e servizi più evoluti per il cliente finale.
In questo percorso, tecnologie come ATEARGO NEXT, la videoanalisi intelligente e Nexty mostrano una direzione precisa: non sostituire l’operatore, ma metterlo nelle condizioni di lavorare meglio, anche nei momenti di maggiore pressione.
E insieme alla tecnologia resta un altro elemento centrale, emerso chiaramente dall’esperienza sul territorio: il rapporto tra persone. L’evoluzione delle centrali operative passa da software e automazione, ma anche dalla capacità di ascoltare le persone, comprenderne le esigenze e costruire con loro soluzioni che abbiano un valore concreto nel lavoro di ogni giorno.


